L’area archeologica dei fondi Cossar si contraddistingue per i resti di almeno due o tre abitazioni, riportate alla luce negli anni Cinquanta e attualmente oggetto di ricerca da parte dell’Università di Padova.
Prossima all’angolo sud-est delle mura repubblicane, l’area archeologica è parte di uno degli isolati meridionali di Aquileia romana, delimitato da una strada nord-sud, di cui qui si conserva il basolato, e da un asse viario parallelo messo in luce più a ovest, ma attualmente non visibile.
Le case presentano resti murari e pavimentali riferibili a diverse epoche, dal I al IV secolo d.C. Nel settore meridionale, sono presenti numerosi mosaici risalenti agli ultimi decenni del I secolo a.C. o all’inizio del I secolo d.C. La parte centrale è invece occupata interamente da una casa di abitazione. A nord si scorgono i resti murari e musivi forse di un terzo nucleo residenziale.

  • Domus di Tito Macro (I sec. D.C.)
    I recenti scavi hanno consentito di riconoscere nel settore centrale dell’area archeologica il perimetro di un’unica grande casa, con un’estensione di circa 1500 mq, che si sviluppava trasversalmente fra i due assi stradali. L’impianto, dell’inizio del I secolo d.C., gravitava su uno spazio centrale scoperto, circondato da un ambulacro mosaicato e dotato di una fontana, che si addossava al lato orientale. Su questo giardino si affacciava l’ambiente principale della casa, con semplice superficie musiva a fondo bianco, che fu oggetto nel corso del tempo di diversi rifacimenti. Verso est, adiacenti alla strada, sono state riconosciute delle botteghe; a ovest, invece, esisteva probabilmente una seconda area scoperta, sula quale si affacciavano diversi ambienti della parte privata della casa. La casa dovette appartenere a un certo Tito Macro, il cui nome è inciso su un peso in pietra rinvenuto durante gli scavi.

    L’area è oggi al centro di un innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della “Domus di Tito Macro”: si tratta della più ampia struttura di copertura in laterizio monocromo di un’area archeologica realizzata in Europa in modo da alludere alle forme  della casa romana, con l’implicita sfida di dar forma alle letture interpretative più aggiornate delle tracce emerse dalle attività di scavo.
    L'elegante e agile struttura, sostenuta da pilastri d’acciaio verniciato in rosso pompeiano, allude nella sua articolazione ai volumi dell'antica domus: il tetto si compone di un’intelaiatura lignea, che sostiene la copertura in coppi e tegole, ispirati a quelli in uso in età romana. Ai lati la struttura è chiusa da elementi in laterizio, orientabili per una ventilazione ottimale dell'area coperta. 
    Ad oggi è stato concluso il primo stralcio dei lavori, mentre il secondo è in fase di completamento.

    L’investimento complessivo, compresi gli scavi e i restauri, è di sei milioni di euro, per metà generosamente finanziati da ALES s.p.a.
    Il progetto è stato realizzato dal gruppo coordinato dall’arch. Eugenio Vassallo e i lavori sono stati realizzati dall’associazione d’imprese guidata da CP Costruzioni e composta da Eu.Co.Re, C.M.T ed Elettro 2 S
    Una volta ultimato, al visitatore sarà possibile percorrere gli spazi interni di un'antica dimora romana, riconoscere i vari locali e la loro destinazione funzionale, ammirare le pavimentazioni musive. Si prevede di arricchire la visita con un allestimento particolarmente attento agli aspetti didattici, grazie anche all'ausilio delle nuove tecnologie e a breve sarà possibile compiere visite guidate all'interno delle strutture finora completate.

  • Mosaico del Buon Pastore dall'abito singolare (IV sec. D.C.)
    Il mosaico del “Buon pastore dall’abito singolare” (attualmente in restauro) decorava un vasto ambiente di rappresentanza, sovrappostosi ad un pavimento musivo di uguali dimensioni. All’interno di una cornice ad archetti, la figura del Buon pastore, con il tipico bastone e le figure di ovini alle sue spalle, è inserita all’interno di un cerchio, a sua volta inscritto in un cerchio più grande: lo spazio tra di essi è riempito con tralci di vite e figure di fagiani e pavoni. Negli angoli tra il cerchio maggiore e il quadrato in cui esso è inscritto compaiono le figure delle Quattro Stagioni
    Il mosaico ripropone dei temi figurativi tipici della cultura artistica del IV secolo, ma non necessariamente di ispirazione cristiana. Perciò l’interpretazione dell’aula come oratorio cristiano è oggi ritenuta poco plausibile.

  • Scene di pesca (IV sec. D.C.)
    Una grande stanza di rappresentanza ornava anche il mosaico con scena di pesca (oggi in restauro) della casa centrale dell’area archeologica Cossar. Preceduto da almeno due pavimenti musivi più antichi, il mosaico ha al centro un quadrato che circoscrive un tondo. Al suo interno, si riconosce una barchetta con putti pescanti, mentre agli angoli quattro teste sono rappresentate tra delfini. La restante superficie, articolata in quadrati, presenta figure di animali (tra i quali anche due tigri), molto danneggiate. Anche in questo caso, la genericità del tema figurativo, comune ai mosaici di IV secolo anche in ambito pagano, non consente di attribuire il pavimento ad una sala adibita come oratorio cristiano, ma più semplicemente ad una sala di ricevimento della ricca casa cui esso apparteneva.

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