Martedì 24 marzo (ore 15.30), al Palazzo Brunner-Segré di Aquileia il primo incontro pubblico del progetto che mette in relazione tradizioni performative, fonti storiche e patrimonio culturale immateriale attraverso prospettive disciplinari differenti - dalla musicologia all'etnomusicologia, dalla storiografia agli studi coreutici.
LABORATORIO DI IDEE
Primo incontro all’interno del progetto Dal Salento ad Aquileia
Martedì 24 marzo 2026,
Sala conferenze – Palazzo Brunner-Segré
Via Roma 20, Aquileia (UD)
Introduzione del progetto e apertura dei lavori
Fanny Bortone, dottoranda in governance dello sviluppo locale (Università del Salento) e ricercatrice presso la Fondazione La Notte della Taranta
Il laboratorio costituisce la prima restituzione pubblica del progetto Dal Salento ad Aquileia e inaugura il lavoro del Comitato Scientifico in una forma volutamente preliminare e interlocutoria. L’incontro intende delineare il perimetro di ricerca entro cui si colloca il progetto, mettendo a fuoco alcune questioni metodologiche che emergono quando si tenta di mettere in relazione fonti storiche, tradizioni performative e patrimoni culturali immateriali. In questa prospettiva, il pomeriggio di studi si propone come uno spazio di confronto tra prospettive disciplinari differenti – dalla storiografia alla musicologia, dall’etnomusicologia agli studi coreutici e antropologici – chiamate a interrogare criticamente la natura delle fonti, i limiti delle analogie e le condizioni di legittimità di un dialogo tra oggetti culturali eterogenei e storicamente stratificati. Tra gli obiettivi della prima fase vi è inoltre la possibilità di delineare uno stato dell’arte delle ricerche e delle fonti disponibili nei due contesti territoriali coinvolti dal progetto, evidenziando differenze documentarie, pratiche di trasmissione e modelli istituzionali di tutela del patrimonio culturale immateriale. A partire da tale ricognizione preliminare, il progetto potrà successivamente sviluppare ulteriori linee di lavoro, tra cui attività laboratoriali e momenti di ricerca applicata capaci di mettere in relazione dati storici, pratiche contemporanee e processi di patrimonializzazione.
I SESSIONE
Tavola rotonda: Ipotesi e prospettive di ricerca
Chair: Daniela Castaldo, professoressa di Storia della musica (Università del Salento) e presidente del comitato scientifico la Fondazione La Notte della Taranta
Intervengono:
Gabriele Pelizzari, filologo e teologo (Università degli Studi di Milano)
Le origini del cristianesimo nell’Adriatico antico, nuove prospettive di ricerca tra innovazione storiografica e dibattito metodologico
Assumendo il quadro critico avanzato da Gilberto Pressacco come paradigma generale dello svolgimento del Progetto, il mio intervento si concentrerà su due questioni preliminari, l’una di ordine storiografico, l’altra di ordine metodologico. Circa la prima, intendo riflettere sulla verosimiglianza critica dell’ipotesi di una predicazione protocristiana, di impronta giudaico-alessandrina, che entro il I secolo abbia raggiunto Aquileia lungo la rotta mercantile Alessandria-Aquileia e che, essendosi consolidata lungo questo asse commerciale, abbia connotato anche le origini del cristianesimo negli altri distretti romano-adriatici, con ciò favorendo la nascita una koinè religiosa (di idee professate e di prassi attuate) caratteristica. La seconda questione che vorrei affrontare riguarda la legittimità e le istanze metodologiche del “fare storia” attraverso i patrimoni documentari immateriali: tradizioni coreutiche, musicali, cultuali e, in senso alto, folkloriche, benché spesso marginalizzate come sintomi secondari o meri effetti della “grande storia” fissata e definita dai documenti testuali, in realtà dimostrano di essere autentici archivi della storia; meglio ancora, archivi di quelle storie spesso osteggiate e sconfitte che le altre fonti non hanno preservato.
Alessio Screm, dottore di ricerca in musicologia (Università degli Studi di Udine)
Breve storia della furlana: forma o maniera?
La furlana è una forma musicale con proprie e distinte caratteristiche o piuttosto una maniera di ballare “alla furlana”? Attraverso un excursus storico chiamato ad indagare origini, influenze, sviluppi e trasformazioni, il musicologo Alessio Screm offrirà una panoramica delle fonti dirette e indirette che hanno caratterizzato nel corso dei secoli il ballo dei friulani
Valer Colle, antropologo visuale
Prospettive furlane*
Una attenta valutazione dello “stato dell’arte” della furlana (declinata in tutte le sue varianti storiche) ci racconta le tante anime di una danza che ha lasciato ampie tracce nel passato e in varie regioni d’Europa, scomparendo di fatto nella tradizione praticata nella terra che con ogni probabilità le ha dato le origini: il Friuli. Questo grazie soprattutto alle mistificazioni di certo folklorismo nell’ultimo secolo. Un possibile lavoro sulle fonti che, prescindendo dalla semplice osservazione diretta, favorisca una osservazione dinamica di tipo comparativo e multidisciplinare, può permettere però la riattualizzazione della danza e una sua rifunzionalizzazione in chiave contemporanea. Dal valore archetipico delle fonti aquileiesi della danza estatica, praticata anticamente nella diffusione del primitivo cristianesimo di carattere “marciano”, alle tracce lasciate nella cultura di tradizione orale, che è ancora possibile far riaffiorare, esiste un patrimonio che può essere valorizzato e rivalutato in funzione attiva per restituire una pratica ancora partecipata.
Luisa Cossio, danzerina del Gruppo Folcloristico “Danzerini Udinesi”
I gruppi folcloristici e le associazioni culturali come mediatori tra ricerca accademica e giovani generazioni
Il presente contributo analizza il ruolo dei gruppi folcloristici e delle associazioni culturali quali spazi di mediazione tra il mondo accademico e le giovani generazioni. L’intervento trae origine dall’esperienza diretta maturata all’interno del Gruppo folcloristico Danzerini Udinesi di Blessano di Basiliano (UD) ed è arricchito da riflessioni condivise con educatori, mediatori culturali e amministratori attivi nei settori dell’associazionismo, del volontariato e dell’istruzione. Particolare attenzione è dedicata alla funzione educativa svolta dai gruppi folcloristici nei confronti dei giovani, considerati non soltanto destinatari ma anche interpreti privilegiati dei linguaggi culturali contemporanei. In questo contesto, tali realtà associative assumono un ruolo strategico nel processo di trasmissione e reinterpretazione del patrimonio culturale immateriale, fungendo da intermediari capaci di rendere accessibili e significative per le nuove generazioni le conoscenze elaborate nell’ambito della ricerca accademica.
Placida Staro, etnomusicologa ed etnocoreuta
L’aggraziata danza. Elementi iconici e simbologie delle “Furlane” dal ballo in strada alla rappresentazione di danza
Questa comunicazione esplora la tradizione della danza friulana concentrandosi sulle simbologie della “Furlana” in relazione agli archetipi universali e alle scelte iconiche di rappresentazione. Vengono analizzati stereotipi, emblemi e luoghi comuni presenti nelle pratiche che vanno dalla strada ai gruppi folkloristici, evidenziando interventi esterni introdotti con finalità evocative e rappresentative, mirati a risolvere tensioni identitarie nazionalistiche. Con esempi e fonti musicali e coreutiche, si discute del ruolo dei gruppi folkloristici e dell’evoluzione sociale legata alla danza nei contesti odierni. L’osservazione e l’analisi dei repertori e delle pratiche evidenziano elementi iconici come il fazzoletto e la “pastorella” e alcuni stereotipi di posture, gesti, passi e aspetti del linguaggio musicale che uniscono tutte le espressioni locali in una danza “alla furlana”.
Fredy Franzutti, coreografo della Fondazione La Notte della Taranta
Danze, riti ed evoluzioni: trasformazioni e trasmissione delle pratiche coreutiche popolari
La Pizzica-Pizzica – danza sociale, di corteggiamento, di festa e di protesta – ha raggiunto la sua forma attuale negli ultimi trent’anni, attraverso piccole e grandi evoluzioni che, per stratificazione, rielaborazioni, contaminazioni con altri linguaggi coreutici, hanno saputo custodire e trasmettere la magia antica di questa danza al tempo stesso concreta ed esoterica. Il coreografo Fredy Franzutti ne ripercorre i passaggi evolutivi, mettendo in relazione la danza popolare con tasselli storici meno rappresentati e interpretati, in particolare quelli del XVIII e XIX secolo, restituendo profondità e nuova prospettiva a un patrimonio vivo e in continua trasformazione. Si ha poi l’obiettivo di confrontare analogie e differenze tra la pizzica e la furlana, mettendo in luce non solo gli aspetti musicali e coreutici, ma anche i diversi percorsi di tutela e diffusione che hanno determinato esiti differenti nel tempo.
II SESSIONE
Dibattito: questioni aperte e discussione
Chair: Placida Staro – etnomusicologa ed etnocoreuta
Conclusioni


