Aquileia si presenta a Firenze in occasione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale, in programma da venerdì 27 febbraio a domenica 1° marzo al Palazzo dei Congressi.
Il sito UNESCO sarà presente con uno stand promozionale e sarà tra i protagonisti del convegno ArcheoVinum, promosso dall’Università di Bari e da tourismA nell’ambito del progetto PNRR CHANGES: un viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia, dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, passando per Veneto, Toscana, Lazio e Campania.
Le tappe di questo itinerario sono rappresentate da alcuni tra i più importanti parchi e siti archeologici italiani: Aquileia, il Colosseo e il Palatino a Roma, Pompei, l’antica città di Satricum nel Lazio, i siti etruschi e romani della Maremma, le ville romane di Negrar in Valpolicella, di Aiano in Toscana, di San Marco all’Elba e di Faragola ad Ascoli Satriano, in Puglia.
Sono sempre più numerose le aziende che scelgono di coniugare vini di qualità e patrimonio archeologico, dando vita a un’alleanza virtuosa tra due beni – uno materiale e l’altro immateriale – che rappresentano componenti essenziali dell’identità culturale e paesaggistica italiana.
La Fondazione Aquileia presenterà al convegno che si terrà sabato 28 febbraio dalle 9 alle 13 nell’auditorium del palazzo dei Congressi – al quale interverranno Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia e Antonio Clementin di Vini Brojli - l’esperienza della Vigna delle Thermae Felices Constantinianae: un vigneto situato in una delle aree archeologiche più significative della città, tra l’edificio tardoantico delle Grandi Terme, il teatro romano e le mura bizantine. Dal 2021 l’azienda agricola Brojli e la Fondazione Aquileia – alla quale l’area è stata conferita dal Ministero per la Cultura – curano il vigneto storico, producendo un vino che riprende l’antico nome del complesso termale attestato dall’iscrizione di dedica. La vendemmia è diventata un momento di partecipazione aperto anche ai visitatori, offrendo un’esperienza unica di incontro tra storia, paesaggio e tradizione vitivinicola.
Il convegno sarà inoltre l’occasione per raccontare lo stretto rapporto tra le sei aziende vinicole del territorio – Barone Ritter de Záhony, Brojli, Ca’ Tullio, Donda, Puntin e Tarlao – e l’archeologia, nonché per presentare in anteprima la nuova brochure dedicata al binomio “vino e archeologia”.
Le sei cantine del territorio condividono un rapporto diretto e identitario con l’archeologia di Aquileia: producono vino in luoghi che custodiscono tracce tangibili della storia millenaria della città.
Brojli sorge in un’area contraddistinta da numerose testimonianze di culti pagani e del culto cristiano, Ca’ Tullio valorizza un edificio di archeologia industriale del primo Novecento, recuperando la memoria agricola del territorio; Donda coltiva vigneti che insistono su aree dove affiorano resti di ville romane, mura e circo; Puntin si colloca lungo l’antica strada romana per Tergeste, tra mausolei e monumenti funerari; Ritter de Záhony affonda le proprie radici nel complesso dell’antico monastero benedettino di Santa Maria, sorto su una basilica paleocristiana; Tarlao coltiva lungo la via che collegava Aquileia a Iulia Emona, percorsa dagli imperatori romani diretti in Italia.
Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia sottolinea che «l'impegno della Fondazione per la valorizzazione di Aquileia è legato indissolubilmente alla promozione del territorio. Vino e archeologia, protagonisti di questo progetto realizzato in sinergia con il Comune di Aquileia, costituiscono da questo punto di vista un binomio importante, considerato che la nostra tradizione enologica affonda le proprie radici in età romana se non addirittura in epoca protostorica. Abbiamo avuto il piacere di partecipare lo scorso anno a Vinitaly con i nostri vini delle Thermae Felices Constantinianae e crediamo che il tema specifico abbia ampi margini per la crescita turistica non solo di Aquileia».
In questo modo l’archeologia aggiunge valore alle bottiglie di vino, radicandole nella storia di un territorio. Un bicchiere di buon vino, così, non si limita alla dimensione conviviale, ma si trasforma in un’autentica esperienza culturale.


